March 10, 2009

Una notte in cui la luna non è sorta

Dai Sijie
Una notte in cui la luna non è sorta

All’inizio c’è un manoscritto. Anzi, un frammento di manoscritto: una “reliquia mutilata”, un “brandello di testo sacro redatto”, in una lingua sconosciuta, su un rotolo di seta risalente al II o III secolo dopo Cristo. Il rotolo fu probabilmente all’origine del misterioso assassinio di An Shigao, grande traduttore e poeta; poi, quasi mille anni dopo, l’impe­ratore Huizong, vissuto fra l’XI e il XII secolo, cercò invano di decifrarlo, dedicandovi “tutta la sua erudizione”; finché, all’inizio del Novecento, l’ul­timo imperatore della Cina, Puyi, ne fu ossessionato al punto da uscire di senno, e durante il volo che lo portava in Giappone lo lacerò con i denti e ne gettò una parte dall’aereo. Quasi fosse un dono del cielo, il frammento cadde, alla lettera, nelle mani di Zai Lan, il legittimo erede al trono esiliato in Manciuria dalla crudele imperatrice Cixi. Ma questo, appunto, è solo l’inizio: perché la nipote di Zai Lan sposerà un sinologo francese (che brama di entrare in possesso del famoso rotolo e a causa di ciò finirà in un campo di lavoro), e da lui avrà un figlio, che a sua volta si innamorerà di una giovane sinologa francese, la quale rimarrà anche lei fatalmente impigliata nel groviglio di vicende che hanno al centro l’enigmatico frammento… Fermiamoci qui: questi, infatti, sono solo alcuni dei personaggi e delle storie che si intrecciano in un libro che (per una volta l’immagine non è arbitraria) ha una forma a scatole cinesi, mobile e affascinante, costituita di racconti magistralmente incastonati in altri racconti, di memorie di antichi viaggiatori che si disciolgono in schegge di diari, di chiose ad antichi testi sacri…

Chiamiamolo pure reliquia mutilata, quel brandello di testo sacro scritto in una lingua ormai scomparsa su un rotolo di seta che, vittima di una violenta crisi di follia, fu strappato in due, non da mani, né da pugnale o forbici, ma letteralmente dai denti di un imperatore infuriato.
Il mio incontro casuale con il professor Tang Li in una sala riunioni dell’Hotel di Pechino, verso la metà del luglio 1978, e le sue rivelazioni su quel tesoro brillano ancora oggi come un piccolo cerchio di luce nel labirinto nebbioso e vago a cui si sono ridotti i miei ricordi della Cina…

[Adelphi]

inserito da Clelia Mazzini |
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