Ri-nascite
Sono convinta che la vera essenza dell’uomo sia da ricercare nella rinascita, non nella nascita. Perché un essere umano è reale (e “concreto”) solo se, prima di ciò che è, “è stato”. Si tratta di una “concretezza temporale” imprescindibile. Non può esserci “vita”, se non c’è “esistenza”.
Il lato “biologico” non mi interessa (non riuscirei nemmeno a farmi venire un po’ di voglia di distinguere al microscopio uno dei gameti da un anterozoide o da un’oosfera, mi parrebbe del tutto tempo perso…), così come - da questo punto di vista - non mi alletta nemmeno il piano bioetico (che lascio volentieri a chi possiede una “vocazione” speculativa). A me piace invece l’aspetto “sostanziale” (laddove la parola “sostanza” per fortuna ha ancora un suo valore etimologico pregnante, nel senso che sotto sotto deve esserci sempre “qualcosa”, cioè un “soggetto”). “Ri-nascere” quindi vuol dire “ri-conoscersi”. Prima di ciò che sono, io sono stata. Dall’incontro con la me stessa di allora esce, giorno per giorno, quella che sono adesso; su queste basi posso costruire le fondamenta di quella che sarò in futuro: scegliendo tra il nulla e la ri-nascita, tra la “concretezza” attiva di un’esistenza scelta e quella passiva e inapparente di una nascita solo subìta.
da akatalēpsía, 24 giugno 2007