Nella vicissitudine imprevedibile della scrittura
E’ vero che noi nasciamo per un atto determinato (o indeterminato?) che siamo soliti chiamare procreazione, ma mi vado sempre più convincendo che non sia quella la nostra nascita reale. Noi nasciamo ad una vita nuova nel momento in cui decidiamo di raccontare (a noi stessi, ad altri) la nostra storia, ridefinendola con la nostra scrittura, che stabilisce il nuovo stile secondo il quale noi esigiamo di essere compresi dagli altri. E’ questa la nascita che, attraversando la vicissitudine imprevedibile della scrittura, ci diamo da soli. Essa non è dunque l’effetto di un atto arbitrario che appartiene ad altri e di cui non siamo soggetti. Non è nemmeno (non deve essere) il resoconto obbiettivo e neutrale della nostra esistenza passata.
Da un lato la ricerchiamo e la definiamo come una legge misteriosa ma necessaria del nostro esistere e dall’altra la scopriamo come la nostra vera nuova vita, che si forma e si costituisce attraverso l’atto del nostro scrivere. La nostra nuova vita sorge in bilico tra scoperta e invenzione, ed è davvero sorprendente come la realtà del nostro essere si debba raggiungere attraverso un processo paradossale mediante il quale bisogna reinventarsi attraverso la scrittura, per diventare, infine (per dirla con Nietzsche), quello che si è.
da alètheia 10 maggio 2005
inserito da Clelia Mazzini | permalink