Parole di vento e note
Io parlo con la musica, perché la conosco bene, perché di lei non ho paura. Parlo al mio piano perché spesso non ho confidente più fedele, compagno più comprensivo, amante più arrendevole. Ma le parole muoiono durante le esecuzioni, proprio come le foglie dei miei platani alla fine di ogni autunno. O forse no, forse restano imprigionate tra le corde e i martelletti, strette fra accenti e contrappunti, immobili come impercettibili silenzi di cui è pieno ogni pentagramma o pigramente flottanti come le note che allungo col pedale…
Sia quel che sia, stanotte l’adagio del Concierto de Aranjuez* di Joaquín Rodrigo (che è per chitarra lo so e trascriverlo non è stato semplice…), è stato capace di ridare vita a tutte quelle parole che erano rimaste in letargo nella cassa armonica della coda; parole di musica che sono tornate in superficie proprio come hanno fatto i miei ricordi che, impetuosi, sono riemersi, assieme alla melodia, dal fumo denso e scuro della mia memoria.
Lasciandomi senza fiato, con la testa china sul piano a dire ed ascoltare, a muovere le mani e a ripensare.
A solitudini, segreti e risate che per il tempo di una partitura non potrò né dovrò dimenticare.
da alètheia 3 dicembre 2004
inserito da Clelia Mazzini | permalink