Lettere dalla zona interdetta (III) [stile]
…Hai ragione, ho una geografia di spaventosa precisione ed è per questo che non ho mai perso il contatto tra parola e cosa, tra luogo e logo, tra microcosmo e mondo, tra apparenza e radice. E dunque questo male che pure c’è, va comunque sempre osservato all’interno di un’etica che non si piega mai del tutto all’idea di una natura sempre maligna, e che per questo non scade mai nella fortuita lamentela o, peggio ancora, nel vittimismo. Come vedi è ancora (e sempre) una questione di pelle, di superficie ma anche di stile. Sì, proprio di stile.
[In risposta a una lettera di G.M., 13 dicembre 2001]