June 17, 2009

Acqua amara


Oggi riflettevo sul fatto che la gentilezza è una virtù letteraria. Non in senso assoluto, ma per me lo è. Eccome se lo è.
Ci sono scrittori, poeti e autori di teatro grandi ma ruvidi, a tratti persino scostanti. Penso ad Osborne, a Burroughs, a Dario Fo. Ci sono altri che albergano in loro tutti e due i tratti, quello “gentile” e quello “ruvido”. Brecht, per esempio, è duro in Baal, ma gentilissimo nelle ultime poesie. Anche Catullo ha in sé tutti e due i lati della stessa medaglia. Dostoevskij invece mi appare sempre scostante, e così anche Solženicyn e Brodskij. Orazio è gentile, soprattutto nel periodo tardo, Foscolo invece è ruvido. Gentile Fitzgerald, acido Hemigway. Cortese Terenzio, assai brusco Plauto.
Io, l’ho detto, prediligo i letterati gentili: sarà che la vita è abbastanza dura di per sé, però mi pare che una pagina gentile abbia dalla sua la forza della durata e del trasporto.
Per me funziona così, ma riconosco che altri potrebbero invece pensarla come George Bernanos, che in una lettera a un sacerdote suo amico, nel 1939, scrisse: Una certa dolcezza del vivere mi sarebbe di certo fatale. Quel che mi occorre è l’acqua amara.

da akatalēpsía, 15 aprile 2007

inserito da Clelia Mazzini |
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