“
A me piace scrivere perché è il più bel nascondersi, mostrandosi. Parlare a braccio, invece, è il più bel mostrarsi, nascondendosi. Come si vede, si tratta di due perversioni totalmente differenti, e ognuno ha cara la sua.” —
malvino » un lì-per-lì (scripta volant, verba manent)la seconda frase che mi colpisce, oggi. la prima: forse non è vero che solo le cose scritte restano - non è più vero, con questo schermo che può inghiottire intere frasi e distruggerle come può solo la fiamma - in quanti pezzi puoi strappare la carta? non sono mai abbastanza.
(via
strepitupido)
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Il vecchio Giacopini, vecchia conoscenza, ha curato un libretto per eleuthera con scritti, articoli, un inedito. discorsi e interviste di Camus, che non invecchia mai e è sempre attuale.
Mi rivolto dunque siamo è un breviario utile. Camus dice delle cose vitali in un modo semplice. Cose di cui si ha sempre più bisogno in un mondo sempre più imbarbarito. Bellissimi gli interventi sulla Spagna franchista e la difesa de L’uomo in rivolta pubblicata sulla rivista di Sartre.
Nicola Villa
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Crollano le Borse e le banche,
solo la parola di Dio - ha
detto il Papa -
e’ una realtà solida. Ma non ci paghi il mutuo e non ci mangi. Cioè, voi sì, e alla grande, che ci avete costruito un business e una macchina da soldi che dura da duemila anni e in confronto al quale Windows, Adwords e l’Ipod fanno ridere - senza contare che tiene meglio di quei business anche durante le recessioni. Ma gli altri no, la gente onesta con la parola di dio non mangia.
Massimo Moruzzi
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Teoricamente questo romanzo di
David Grossman poteva continuare all´infinito, tanto è giocato sulla evocazione di particolari, sulle vite raccontate, sull´incastro dei ricordi. Muove dal reparto di isolamento di un ospedale dove due ragazzi e una ragazza sono i soli ricoverati, rinchiusi come in un utero buio, straniante e insieme protettivo. In primo piano balzano subito le voci: le voci e gli urli nel delirio della febbre, le voci prima ancora dei nomi, Orah e Avram cui poi si aggiungerà Ilan (
»>continua a leggere)
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La parola razza deriva dal latino
radix, ovvero radice, ma può anche essere che abbia la sua origine in gene-
ratio, ovvero “generazione”.
L’etimo comunque non ha particolare importanza, quel che conta è che il termine fu usato in origine per l’allevamento di animali.
E
ancora oggi lo è.
da
akatalēpsía, 1° settembre 2006
P.S. Va da sé che sono lieta di non vivere in un Paese dove circolano a piede libero (o al governo) individui come
»>questo.
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Il libro di
Mika Waltari,
Yksinäisen miehen juna (Il Treno dell’uomo solitario, 1929, non tradotto in italiano) ci porta in viaggio da Helsinki a Istanbul, attraverso un’Europa che cerca di riprendere fiato tra le due guerre mondiali e di mantenersi in equilibrio fra tradizione e modernità. L’anno prossimo il libro di viaggio compirà ottanta anni, ma il modo in cui Waltari vede la nostra parte di mondo e la gente che lo popola sembra intramontabile. Nel libro il protagonista è innanzitutto alla ricerca di sé stesso e si prepara ad affrontare la vita adulta. È impossibile fermare il treno in movimento mentre è diretto verso un nuovo mondo, moderno e sconosciuto. L’individuo valuta le diverse direzioni, confronta orari e itinerari. Alla fine, si tratterà di decidere se continuare o no il viaggio… [
»>continua a leggere]
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E’ famoso (almeno per chi ha letto Svetonio) il quesito che a proposito delle Sirene pose l’imperatore Tiberio: “
Quid Sirenes cantare sint solitae?” Ovvero: “
Che cosa cantano le Sirene?”.
Purtroppo la domanda, quasi affiorata dall’enigma del mito, restò senza risposta, perché Svetonio la mescolò ad altri interrogativi dimenticandosi poi di farci conoscere la replica degli ignoti grammatici, interlocutori del successore di Augusto
Perché parlo di questo? Primo perché il tema è bellissimo.
Secondo perché sono sempre stata affascinata dalle domande irrisolte di cui sono pieni i libri degli storici (più che di quelli propriamente definiti “di storia”).
E infine perché oggi mi sono chiesta io stessa se mi affascinano di più le Sirene evocate da Platone o quelle immortalate da Omero.
Nel dubbio, di fronte a questo fondamentale enigma per l’umanità, farò come Svetonio: fingerò di dimenticare la risposta.
(Anche se i miei trascorsi forse mi tradiranno).
Rif.
Svetonio - Vite dei Cesari, Libro III, cap. LXX
Platone - Repubblica, 617b -
Cratilo, 403e
Omero - Odissea, XII, 1-200
da
akatalēpsía, 30 agosto 2006
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Probabilmente il poeta mistico
Henry Vaughan, vissuto nel Seicento, scrisse l’ultima visione pitagorica del cielo. Ne Il mondo, con un linguaggio caro a
Tycho Brahe, racconta: “
Io vidi l’Eternità, l’altra notte, / Come un grande anello di luce pura e infinita, / Tutto calmo e luminoso / E tutt’intorno al di sotto di essa il Tempo, in ore, giorni, anni, / Sospinto dalle sfere, / Si muoveva come una vasta ombra dove il mondo / E tutto il suo seguito erano trascinati…”.
Per una curiosa associazione ho pensato a questi versi mentre leggevo
questa notizia ed ho riflettuto su come doveva essere la scienza quando l’unico strumento possibile con cui scrutare il cosmo era la fantasia. Non che io pensi che fosse migliore rispetto a quella odierna, assolutamente no; però è innegabile che - mutuando un po’ ironicamente una definizione musicale - allora era tutto in battere, oggi tutto in levare…
da
akatalēpsía, 26 agosto 2006
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“
Le idee nascono dopo lunga osservazione”, scrive
Wilhelm Genazino nel suo curioso libro
La stupidità dell’amore.
Questa affermazione cozza contro tutti i costrutti fenomenologici ma, non c’è che dire, ha un suo imperscrutabile fascino.
Un fascino dettato forse dalla curiosità che suscita l’eccentrico (e simpatico) protagonista del romanzo, un tizio che di professione fa addirittura l’
apocalittico e che ha un motto che è tutto un programma: “
Mi piace starmene qua nella pubblica irrilevanza”.
Beato lui.
da
akatalēpsía, 25 agosto 2006
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Chi ha amato (e ama)
Spoon River non perda
Animator di
Andrej Volos, libro dove il senso segreto della morte, con il suo carico di dolce - e spesso auspicato - riposo è ovunque, mentre quello della vita vi appare assai sfuggente, e perverso come non mai. Una lettura niente affatto inquieta o, peggio ancora, inquietante; anzi, sovente capiterà di alzare gli occhi dal libro per guardarsi attorno, chiedendosi se è la vera vita quella che, frenetica, pulsa nei destini e nelle strade del mondo, o non già una morte “in potenza”.
Il libro offrirà sull’argomento ottime risposte.
da
akatalēpsía, 23 agosto 2006
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