November 8, 2009

Lo sguardo oltre il velo


[»>] A sentirsi a disagio, nelle vecchie categorie, ci si sono trovate anche scrittrici come la marocchina Khenata Belloula e anche la più giovane algerina Amel Bachiri, animatrici di una delle tavole rotonde a latere del Salone [del Libro di Algeri], assieme a una delle romanziere più interessanti del momento, l’irachena Inaam Kachachi, finalista all’ultimo Arabic Booker Prize con un libro, La nipote americana, che parla non a caso di identità multiple nell’Iraq dopo Saddam. Ad accusarle di fare ancora letteratura rivendicativa, forse non a caso, erano uomini giovanissimi. E la reazione, dura, è arrivata immediata. Nessuna letteratura rivendicativa, ormai da molto tempo. L’accusa è anacronistica: le scrittrici narrano il mondo, tutto il mondo, ovviamente con lo sguardo femminile.

Paola Caridi - Sebben che son velate. Tante donne al Salone del Libro di Algeri: tra i visitatori, gli autori e anche tra gli editori

[La Stampa.it|Cultura]

inserito da Clelia Mazzini |

Ora che il coniglio non corre più...


La bibliothèque de Harvard sera la dépositrice des archives du romancier John Updike, décédé le 27 janvier dernier, à l’âge de 76 ans et avec en guise de bagage, un double Pulitzer…[»>]

Cecile Mazin -
Les archives de John Updike achetées par Harvard

[ActuaLitté.com]

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Favole e biscotti


Quando il bambino era bambino stava seduto accanto al fuoco e ascoltava da un adulto i racconti delle favole. Immaginava il mondo e stava in silenzio. Oggi che il bambino non è più bambino sappiamo che dentro di lui si agitava un oceano di emozioni e pensieri. Specialmente se quel bambino era una femmina… [»>]

Mario De Santis - Letture: Laura Sandi “Biscotti al malto per un mondo migliore”


inserito da Clelia Mazzini |
November 7, 2009

La felicità nell'insignificanza


Gemma segreta,
il mio augurio è quello
di non essere bella
come vorrebbero gli altri,
di sgorgare cioè da una sorgente
di amore innocente.
Se questo augurio che altri ti fanno
dovesse realizzarsi
vuol dire che ti è andata bene.

Ma se ciò non dovesse accadere
vivi il senso comune;
dai valore al tuo essere
né bella né brutta,
e fa’ in modo che nulla
di straordinario minacci
il tuo equilibrio, perché,
quando questo manca,
tutto non funziona.

Sarai insignificante,
e allora?
Magari è proprio questa
la più sorprendente dote
della felicità…

Philip Larkin - Collected Poems

inserito da Clelia Mazzini |
November 6, 2009

Che possiamo dire di certi pesci fuor d'acqua?


Cosa possiamo dire di coloro che per il piacere stesso dei loro vizi, e perfino dei loro più detestabili crimini, costruiscono la loro felicità sulle rovine di quella altrui, che sono resi infelici dall’esercizio della virtù, e che non possono respirare in questo raro elemento più del pesce fuor d’acqua?

Julien O. De La Mettrie - Opere filosofiche

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La linea socratica (che il "guardo" non esclude)


…Dopo quasi 40 anni di carriera letteraria [Sciascia] ci lasciava la percezione che la barriera che ci separa dalla legalità può essere distrutta, poco per volta, attraverso il percorso di qualche linea socratica. Nulla di retorico, di difficile o di astruso. Il concetto restava e resta chiaro: non può esistere una società senza regole precise, non può esistere la vera libertà senza la logica dei limiti. La legalità deve nascere dalla ragione ed è ragione pura. Ed a questo punto nessun muro, massiccio che sia, ci può negare la visione degli orizzonti.

Da una lettera di Carlo Cavalli al direttore di Varese News [6 novembre 2009]

inserito da Clelia Mazzini |
November 5, 2009

Quintessenza della gioia


Prendi dalle mie palme per tua gioia
un po’ di sole ed anche un po’ di miele,
come vogliono le api di Persèfone…
I baci ci rimangono soltanto,
baci così pelosi come api
che muoiono lasciando l’alveare.
E ronzano nelle notti di dicembre:
la loro patria è il bosco del Taigeto,
e cibo, il tempo, l’edera e la menta. 
Prendi il mio fiero dono per tua gioia,
l’arido brutto vezzo d’api morte
che il miele sanno trasmutare in sole.

Osip Mandel’štamSole e miele -
da “Il fiore del verso russo”, Ed. Einaudi, 1948 (traduzione di Renato Poggioli)

inserito da Clelia Mazzini |

A ciascuno il suo (ruolo)


I preti sono, in uno Stato, pressapoco quel che sono i precettori nelle case dei cittadini; obbligati a insegnare, pregare, dare l’esempio; non possono avere nessuna autorità sui padroni di casa, a meno che non si provi che colui che paga un salario deve obbedire a chi lo riceve. […] Il magistrato deve sostenere e contenere il prete, come il padre di famiglia deve trattare con considerazione il precettore dei suoi figli ma impedire che egli ne abusi.

Voltaire - Dizionario filosofico (voce: “prete”)

inserito da Clelia Mazzini |
November 4, 2009

Il rischio del silenzio (là dove l'essere non esaurisce il divenire)


Il limite che la ragione scorge nella perentorietà del dato diventa […] il segno di un’ulteriorità possibile, ed è anzi questa stessa ragione che alimenta il dinamismo della produzione di nuovi segni, di nuovi modi di rappresentare quell’altro da sé che dalla rappresentazione non può sciogliersi: infatti solo in essa l’assoluto si fa parola. L’io, l’elemento speculativo, diventa allora il termine medio di questa continua significazione dell’assoluto, nella coscienza che il segno non esprime l’intero del significato, l’essere non esaurisce il divenire. La rappresentazione viene condotta fino al limite, la teoria deve riconoscere la soglia che, riproponendo il rischio del silenzio, rende necessaria una nuova istanza nell’interminabile fenomenizzarsi dell’assoluto: l’istanza etico-pratica.

Gaetano Rametta - Le strutture speculative della Dottrina della Scienza, Il pensiero di  J.G. Fichte negli anni 1801-1807, Ed. Pantograf, Genova, 1995

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Il tempo non è nostro, noi siamo del tempo


Il fatto che si possano sollevare problemi esterni ci induce anche a tollerare asserzioni metafisiche come quella che siamo noi a introdurre il tempo nel mondo. L’implicazione è che la realtà è condizionata dal nostro modo di descriverla e che sta a noi decidere quale metodo impiegare, cosicché in un certo senso noi non scopriamo propriamente, ma determiniamo come il mondo è. Anche qui, tuttavia, non dobbiamo parlare di metodi alternativi di descrizione, dobbiamo accertarci che esistano, ed è arduo vedere come ci potrebbe essere una descrizione intelligibile del mondo che non includesse la categoria di tempo. Non va inoltre dimenticato che quando parliamo di noi stessi come facenti questo o quello, stiamo già operando all’interno di un sistema concettuale. Poiché, che cosa siamo noi, se non corpi fisici che occupano una posizione nello spazio e nel tempo? Ma, fino a che stiamo operando entro un sistema concettuale, siamo legati ai suoi criteri di realtà; e allora dire che introduciamo il tempo nel mondo è dire che capitò niente prima della comparsa degli uomini sulla Terra, il che è completamente falso, proprio come è completamente falso, se uno sta operando entro un sistema che pone la condizione degli oggetti fisici, dire che questi non esistono quando non sono percepiti.

Alfred Jules Ayer - Linguaggio, verità e logica [§ 12]

inserito da Clelia Mazzini |
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