Ecco l’incanto e la tragedia - antichi eppure sempre nuovi - della vita: la preziosità del nostro essere irripetibili si scontra spesso (sempre?) con l’aleatoria crudeltà del vivere.
Dietro l’angolo di ogni giorno può celarsi il sorriso dei felici o il dramma dei perduti; il sole dei rinati e la notte buia, profonda, inesorabile dei disperati.
da akatalēpsía, 2 novembre 2006
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Il secondo principio della termodinamica afferma - grosso modo - che il calore non potrà mai trasferirsi da un corpo più freddo ad uno più caldo: esso procederà sempre in direzione inversa tendendo quindi ad uniformare sempre di più le temperature.
L’intero universo, tendenzialmente, mira quindi all’equilibrio termico. Quando lo raggiungerà, il calore non sarà più trasferibile, e a quel punto non sarà più possibile ricavare lavoro meccanico da nessun ente fisico.
Tutto rimarrà in uno stato beato di quiete assoluta.
Senza averne del tutto coscienza ho quindi anticipato una dinamica universale.
Non ci posso credere…
da akatalēpsía, 31 ottobre 2006
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-…Vedi, se c’è qualche dubbio, non ci sono dubbi.
E’ la prima cosa che mi hanno insegnato.
- E dove l’hai imparato?
- Non me lo ricordo.
E questa è la seconda cosa che mi hanno insegnato…
Sam (Robert De Niro) e Vincent (Jean Reno) in Ronin di John Frankenheimer
da alètheia 6 aprile 2005
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Non credo al destino e meno che mai ai predestinati.
Il destino è qualcosa che l’idea del progresso e della civiltà ha definitivamente cancellato dal mio orizzonte di senso. Il genere umano vive nella Storia, e vivere la Storia non vuol dire “subire qualcosa” ma “decidere qualcosa”. I mezzi che ci consentono di essere artefici della nostra vita ci permettono anche di liquidare ogni forma di predestinazione che, nell’infanzia della civiltà umana, si era creduto di assegnare all’ordine e al corso delle cose.
Per quel che mi riguarda la razionalità ha spazzato via il destino, e con esso tutte le inutili superstizioni che lo seguivano in corteo.
da akatalēpsía, 31 ottobre 2006
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Quando, una sera di novembre dello scorso anno, le luci si sono accese dopo la prima proiezione del documentario
Note by Note: the Making of Steinway L1037 al Film Forum di New York, dagli anni Settanta avamposto d’eccezione della cinematografia indipendente a Manhattan, molti dei presenti avevano un che di familiare: in platea sedevano quasi tutti gli artigiani che, alla Steinway e sullo schermo, avevano preso parte alla realizzazione dell’imponente L1037, il grand piano da concerto al centro di questo canone a più voci firmato e prodotto dal regista americano Ben Niles… [
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Il giornale della musica]
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E’ vero che noi nasciamo per un atto determinato (o indeterminato?) che siamo soliti chiamare procreazione, ma mi vado sempre più convincendo che non sia quella la nostra nascita reale. Noi nasciamo ad una vita nuova nel momento in cui decidiamo di raccontare (a noi stessi, ad altri) la nostra storia, ridefinendola con la nostra scrittura, che stabilisce il nuovo stile secondo il quale noi esigiamo di essere compresi dagli altri. E’ questa la nascita che, attraversando la vicissitudine imprevedibile della scrittura, ci diamo da soli. Essa non è dunque l’effetto di un atto arbitrario che appartiene ad altri e di cui non siamo soggetti. Non è nemmeno (non deve essere) il resoconto obbiettivo e neutrale della nostra esistenza passata.
Da un lato la ricerchiamo e la definiamo come una legge misteriosa ma necessaria del nostro esistere e dall’altra la scopriamo come la nostra vera nuova vita, che si forma e si costituisce attraverso l’atto del nostro scrivere. La nostra nuova vita sorge in bilico tra scoperta e invenzione, ed è davvero sorprendente come la realtà del nostro essere si debba raggiungere attraverso un processo paradossale mediante il quale bisogna reinventarsi attraverso la scrittura, per diventare, infine (per dirla con Nietzsche), quello che si è.
da alètheia 10 maggio 2005
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- Ora lavoro con mio padre, Kay. È stato male, molto male.
- Ma tu non sei come lui, Mike. Credevo che non saresti mai diventato come tuo padre, l’avevi detto tu stesso.
- Mio padre non è diverso da qualunque altro uomo di potere, da chiunque abbia la responsabilità di altri uomini: come un senatore, o un presidente…
- Non vedi com’è ingenuo quello che dici?
- Perché?
- Senatori e presidenti non fanno ammazzare la gente.
- Chi è più ingenuo, Kay?
Dialogo tra Michael Corleone (Al Pacino) e sua moglie Kay (Diane Keaton) ne Il Padrino, atto I
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Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare un’intera via crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore…
Andrea Pazienza - Gli ultimi giorni di Pompeo
da akatalēpsía, 31 ottobre 2006
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